La chirurgia del ginocchio ha conosciuto un rapido sviluppo dal 1960. Alla fine degli anni ’70 la artroscopia e gli strumentari dedicati hanno consentito tecniche mini-invasive per gli interventi di ricostruzione legamentosa intra-articolare che un tempo erano eseguiti necessariamente ‘a cielo aperto’.

Evitare lapertura chirurgica delle articolazioni ha ridotto le complicanze degli interventi e i tempi di ripresa funzionale post-operatoria.

La chirurgia delle lesioni dei menischi, tradizionalmente eseguita solo per rimuovere l’ostacolo meccanico doloroso del menisco rotto e interposto nell’articolazione, si è trasformata con l’artroscopia dapprima in rimozione selettiva delle lesioni meniscali non riparabili, in un secondo tempo in reinserzione meniscale delle lesioni più favorevoli, quindi in trapianto di menisco da donatore (peraltro ancora oggetto di studi e dibattiti) nelle lesioni meniscali gravi e subtotali.

Le lesioni della cartilagine del ginocchio possono essere anch’esse trattate in artroscopia, con autotrapianto di ‘pastiglie’ osteocartilaginee prelevate nel corso dello stesso intervento da zone articolari non sottoposte al carico; alternativa è l’impianto di cellule cartilaginee (condrociti) coltivate ’in vitro’ (prelevate in un primo tempo chirurgico artroscopico, e sottoposte a coltura cellulare per un congruo periodo di tempo).

Anche le dissecazioni osteocondrali (osteocondriti) dei condili femorali, della tibia e della femoro-rotulea (vedi oltre) possono essere trattate artroscopicamente.

La patologia della femoro-rotulea è curabile sia con tecniche artroscopiche (plastica articolare dell’alare interno, specialmente nell’instabilità rotulea giovanile, associata o meno alla sezione dell’alare esterno), sia con tecniche mini-invasive (trasposizione della tuberosità tibiale); ove indicato l’intervento di trasposizione/avanzamento secondo Emslie-Maquet con tecnica ‘mini-open’ è rapido ed efficace, con buona cosmesi e ottimo risultato a distanza; nella sindrome da iper-pressione esterna della rotula (SHPE), l’alarotomia esterna artroscopica con le giuste indicazioni rappresenta un ‘golden standard’.

Il legamento crociato anteriore è routinariamente ricostruito in artroscopia, principalmente con l’impiego di auto-trapianto (prelievo di tendine rotuleo o di semitendinoso e gracile): l’impianto viene eseguito con mezzi di sintesi riassorbibili e non; altra opportunità è l’impianto di tendini da donatore (omotrapianto), che ha il vantaggio di non sottoporre il paziente al tempo chirurgico del prelievo, riducendo il dolore post-operatorio e accelerando la ripresa funzionale.

Il legamento crociato posteriore, come il precedente, è ricostruito con tecnica artroscopica, con simili opportunità chirurgiche e analoghi risultati funzionali.

Anche le fratture di piatto tibiale interno ed esterno, così come dei condili femorali, possono essere in numerosi casi trattate con tecnica ‘arthroscopy assisted’: la riduzione degli accessi chirurgici e l’accuratezza della riduzione e della sintesi ottenibili in artroscopia (anche con controllo fluoroscopico intraoperatorio) rendono superiori i risultati ottenibili a breve e a lungo termine.

Le alterazoni di asse di carico delle ginocchia vengono trattate con tecnica mini-invasiva e sotto controllo fluoroscopico, mediante osteotomie selettive correttive di tibia e di femore (ginocchio varo, ginocchio valgo) e con l’ausilio di placche e viti di addizione o sottrazione che consentono la precoce mobilizzazione articolare in scarico.

L’artrosi di ginocchio viene risolta con l’applicazione di protesi di ginocchio totali o parziali (c.d. monocompartimentali), solitamente cementate, con approccio chirurgico ‘a risparmio tessutale’, per un post-operatorio confortevole e una ripresa funzionale precoce; l’artrosi della femoro-rotulea trova nella protesi patello-femorale la soluzione più radicale.

Lo sviluppo delle protesi di superficie consente nei casi di profonde lesioni articolari di limitate zone sottocarico dei condili femorali e dei piatti tibiali di ripristinare una corretta meccanica articolare senza ricorrere ad ampie resezioni ossee e utilizzando impianti di titanio e polietilene di minime dimensioni con rapida e pressoché indolore ripresa funzionale.

La ‘gene theraphy’, anche nell’articolazione del ginocchio, costituisce la prospettiva più interessante per il ripristino biologico delle ideali condizioni meccaniche delle articolazioni.

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