Quando la superficie dellarticolazione (spalla, anca, ginocchio, caviglia, eccetera) risulta gravemente compromessa, la resezione a minima delle superfici articolari e il loro rivestimento con materiale protesico, utilizzando strumentari dedicati, permette la guarigione del paziente, con abolizione del dolore, ripristino della funzione articolare e ottima qualità di vita nella grande maggioranza dei casi trattati: in ciò consiste la protesizzazione (totale o parziale, di superficie o no, cementata o no) di un’articolazione.

Nell’artrosi della spalla (omartrosi) la degenerazione dei capi articolari avviene per motivi traumatici (fratture che coinvolgono i capi articolari), degenerativi (omartrosi concentrica) o per patologie della cuffia dei rotatori (omartrosi eccentrica, o ‘cuff arthropathy’).

Nella artrosi post-traumatica e nell’omartrosi concentrica, effettuando resezioni ossee di pochi millimetri sulle superfici articolari, si possono impiantare protesi articolari sia sulla glena scapolare sia sulla testa omerale, con e senza stelo (stemless), a stabilità immediata con e senza cemento acrilico: la presenza di una cuffia dei rotatori di buona qualità consente una precoce ripresa funzionale mantenendo immutato il centro meccanico dell’articolazione.

Invece nell’artrosi che consegue alla cronica insufficienza della cuffia dei rotatori, si impianta la cosiddetta protesi inversa di spalla, che medializza il centro di rotazione della spalla, ottenendo così il risultato di poter utilizzare il muscolo deltoide per vicariare la assenza della cuffia dei rotatori: in questi casi la ripresa dei movimenti (cioè della ‘articolarità’) della spalla è in genere molto soddisfacente, anche se eseguibile con modesta forza muscolare.

La rieducazione delle protesi di spalla è estremamente importante per l’ottenimento del risultato finale, che ne dipende perlomeno per il 50%.

Nella grave artrosi dellanca l’impianto di protesi danca cementate e non cementate, a stelo lungo o corto, o da reimpianto, con cotile cementato o non cementato, e, laddove necessarie, con placche metalliche (Muller) o anelli metallici (Schneider) di rinforzo, e talvolta con l’utilizzo di osso di banca (omotrapianto) è ormai il golden standard della chirurgia dell’anca, e pur tuttavia l’artroscopia dell’anca può trattare patologie capsulolegametose che talvolta costituiscono la vera prima causa di casi ancora non conclamati di incipiente coxartrosi, casi in cui la gravità del dolore all’anca e della limitazione funzionale non corrispondono alla lievità del quadro radiologico del paziente.

La riabilitazione funzionale dell’anca, per quanto meno complessa rispetto ad altre articolazioni (spalla e ginocchio), è comunque decisiva per consentire al paziente di ritrovare i propri schemi motori in sicurezza, evitando movimenti pericolosi, specialmente nei primi due mesi del postoperatorio, quando la neocapsula articolare non si è ancora riformata.

La precoce riabilitazione in acqua del paziente con protesi d’anca, eseguita utilizzando cerotti impermeabili, è in tal senso un ottimo viatico per la precoce ripresa della propriocettività e della stereognosia dell’anca.

Nel ginocchio, analogamente a quanto già descritto per la spalla e per l’anca, in caso di severe deformità post-traumatiche, gravi disassamenti o artrosi di ginocchio avanzata, l’intervento di protesi di ginocchio totale o, in caso di artrosi monocompartimentale la protesi di ginocchio parziale, associata o meno alla protesi di femororotulea, costituisce la soluzione dei problemi di dolore al ginocchio e limitazione funzionale grave.

Come nei casi precedenti, la possibilità di una precoce riabilitazione funzionale del paziente sottoposto a protesi di ginocchio ne favorisce in modo importante il risultato finale a distanza.

Sia nella protesica dell’anca, sia in quella del ginocchio e della spalla, l’aumentata aspettativa di vita della popolazione porta a non infrequenti casi di necessità di sostituzione protesica per sua mobilizzazione meccanica o settica, o per usura delle sue componenti: in tali casi, in condizioni generali e locali che lo consentano, eseguiamo interventi di riprotesizzazione, precoce o tardiva, in ‘one step’ o in ‘two steps’ (nei casi settici, con impianto temporaneo di cemento-spaziatore preformato, e con successivo reimpianto protesico).