Spalla

La mia spalla schiocca, sento un clic… perché?

Una spalla che fa rumore schioccante è un fatto abbastanza frequente ed è una delle domande più comuni che mi vengono rivolte su questo sito.

Siccome la spalla è un’articolazione molto complessa composta da svariati capi ossei, rivestiti nella parte articolare di cartilagine, con una capsula articolare, dei legamenti che la rinforzano e numerosi tendini che passano a ponte su di essa, frequentemente i tessuti di scorrimento che le consentono di muovere senza attrito, e che noi chiamiamo sinovia e borsa, possono infiammarsi, e questo meccanismo può generare un piccolo versamento articolare o bursale che può produrre al normale movimento o fenomeno di ‘cavitazione’ e cioè lo schiocco avvertibile per improvvisa lieve disgiunzione delle superfici articolari ricoperte dal liquido in eccesso. Analogamente, se qualunque struttura tra quelle che abbiamo prima elencato presenta anche una modesta lesione, dovuta semplicemente ai movimenti ripetuti di ogni giorno, oppure a stress sportivi cronici ripetuti, oppure a un trauma significativo, diretto o indiretto, per caduta o per incidente, l’articolazione della spalla che normalmente presenta un meccanismo di funzionamento estremamente ben lubrificato e preciso può invece iniziare a emettere dei clic, degli schiocchi, più o meno rumorosi.

Pertanto non necessariamente lo schiocco articolare può essere un segno patologico.

Mi devo preoccupare se la spalla schiocca?

Normalmente il processo di invecchiamento rende nel tempo meno lisce, e anzi un po’ rugose, le superfici contrapposte dell’articolazione (testa dell’omero e glena scapolare, e, in alto, superficie superiore della cuffia dei rotatori e superficie inferiore dell’osso acromiale), e tale cambiamento può essere la causa di una spalla rumorosa, che quindi non richiede alcuna terapia fino a che non compaiono dolore alla spalla o limitazione articolare e si instaura una vera e propria degenerazione del tessuto infiammato.

In altri casi però il rumore articolare può comparire dopo un trauma sportivo o un incidente, e può perciò essere la spia di una lesione significativa dal punto di vista clinico.

Quella che segue è una lista delle possibili patologie legate alla comparsa più o meno improvvisa di uno schiocco articolare o alla sensazione di ‘clic’:

  • se la tua spalla ha avuto un incidente e adesso la senti scivolare fuori posto (instabilità), ciò può essere la causa dello schiocco o del ‘clic’ articolare che senti;
  • se c’è una lesione a tutto spessore della cuffia dei rotatori, il bordo strappato della cuffia può schioccare e può quindi essere causa di un ‘clic’ articolare;
  • se la guarnizione (‘labrum’) della spalla è stata strappata, ciò può causare un rumore articolare durante i movimenti e, riposo, nei cambi di posizione;
  • se nella spalla un pezzo di cartilagine articolare (a volte anche con un prezzo di osso) si è staccato (osteo condrite) e quindi è diventato un corpo mobile, esso può intromettersi nel gioco al articolare quando meno te lo aspetti e provocare uno schiocco o un clic quando viene pizzicato;
  • se lo schiocco articolare è avvertito prevalentemente in alto (e ciò è frequente), può essere causato tra l’altro dalla lesione dell’inserzione articolare del capo lungo del bicipite (SLAP lesion);
  • se il rumore è avvertito prevalentemente nella regione posteriore della spalla, potrebbe essere legato a un’alterazione dei movimenti della scapola sul torace (discinesia).
  • se il rumore è avvertito prevalentemente della regione anteriore della spalla, potrebbe essere legato a un’alterazione artrosica dell’articolazione acromionclaveare.

Riassumendo: nella maggior parte dei casi una spalla ‘che schiocca’ o che fa clic è ‘normale’.

Se insieme al rumore avverti dolore alla spalla oppure alterazione del movimento o anche solo se sei preoccupato da questo rumore, e certamente nel caso in cui la spalla è diventata rumorosa dopo un trauma o uno sforzo, la visita di uno specialista ortopedico potrà ridimensionare le tue paure e sciogliere i tuoi dubbi.

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Mi sono fatto male alla spalla: devo metterci il ghiaccio?

‘Ghiaccio o non ghiaccio: questo è il problema…’: ovvero, l’acronimo RICE (rest-ice-compression-elevation) del classico protocollo degli anni ‘70 nei casi di trauma è ancora valido?

Il ghiaccio posto sulla parte traumatizzata determina vasocostrizione temporanea e quindi riduce i processi infiammatori post-traumatici; oggi però sappiamo che l’infiammazione è in effetti il primo importante evento del processo di guarigione. La dilatazione dei vasi sanguigni in seguito a un trauma crea gonfiore e calore aumentando il flusso sanguigno che porta cellule, proteine e potenti fattori chimici nella zona offesa: ciò dà inizio a una cascata di reazioni che noi chiamiamo infiammazione, ma che in realtà è la prima parte del processo di guarigione della lesione traumatica: perciò l’uso del ghiaccio è una terapia sintomatica che può portare sollievo temporaneo ma di cui non si deve abusare perché può ritardare il processo di guarigione.

Ho dolore alla spalla: perché?

Il dolore alla spalla è una situazione clinica frequente a tutte le età ma a seconda della fascia di età ha differenti cause prevalenti. I traumi acuti e le lesioni croniche da traumi ripetuti o da sforzo sono appannaggio sia degli adulti, sia dei giovani. Mentre i giovani, però, sono soggetti più facilmente a traumi acuti, la spalla dell’adulto presenta più tipicamente lesioni croniche da traumi ripetuti.

Nei giovani pertanto si trovano con maggior frequenza lesioni dell’inserzione articolare del capo lungo del bicipite (SLAP) e instabilità o lussazione della spalla (lesioni –anteriori, posteriori o multidirezionali- della guarnizione dell’articolazione, o labrum, complicate o meno da distacchi ossei e variamente estese). I soggetti che praticano sport di lancio, pallavolo e nuoto possono inoltre soffrire di lesioni da trauma cronico ripetuto dei tendini dei rotatori e dei muscoli della spalla, in associazione o meno a un quadro di instabilità articolare.

Le cause più comuni del dolore alla spalla nell’individuo più avanti negli anni sono correlate al normale uso quotidiano dell’articolazione e dovute non necessariamente a sforzi ma anche solo alla degenerazione nel tempo dei tessuti, ed includono:

  • tendinite alla spalla da sovraccarico;
  • tendinosi degenerative;
  • distrazioni della cuffia dei rotatori;
  • lesione della cuffia dei rotatori;
  • spalla congelata;
  • lussazione della spalla o instabilità;
  • lesione della cuffia dei rotatori concomitanti ad artrosi;
  • tendinite calcifica della cuffia dei rotatori;
  • tendinite del capo lungo del bicipite.

Se hai avuto un trauma e il tuo dolore dura più di due o tre giorni, o se peggiora, parlane con il tuo ortopedico di fiducia. Molti pazienti con dolore alla spalla hanno difficoltà a dormire di notte, e perciò andranno dallo specialista dopo poco tempo.

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Cosa sono la cuffia dei rotatori e la sindrome da conflitto?

La cuffia dei rotatori è un gruppo di quattro tendini (il tendine del muscolo sottoscapolare, il tendine del sovraspinato, del sottospinoso e del piccolo rotondo) che sono i motori principali del movimento della spalla. Oltre al ruolo di starter del movimento articolare, l’integrità e la contrazione della cuffia dei rotatori mantiene la testa dell’omero centrata sulla glenoide della scapola, ed evita la migrazione verso l’alto dell’omero sia quando si alza il braccio, sia a riposo.

La sindrome da conflitto è una delle cause più comuni del dolore alla spalla. Un suo segno tipico è un dolore che si irradia fino al braccio ed è aggravato dal sollevamento di oggetti oppure applicando resistenza all’elevazione del braccio stesso. Le due più comuni spiegazioni del conflitto sono:

  1. l’acromion (sporgenza superiore della scapola) si deforma sviluppando sporgenze ossee che dalla sua superficie inferiore si proiettano verso il basso e in questo modo riducono lo spazio per il tendine del sopraspinato;
  2. analogamente, la coracoide (sporgenza antero-superiore della scapola) si deforma sviluppando sporgenze ossee che dalla sua superficie posteriore si proiettano indietro e in questo modo riducono lo spazio per il tendine del sottoscapolare;
  3. traumi ripetuti del tendine del sovraspinato quando urta contro l’acromion quando il braccio è elevato sopra i 90° ne determinano la lesione.

Tutte queste situazioni possono causare dolore e infiammazione alla spalla con lesione iniziale del tendine coinvolto,che può evolvere in progressiva lesione della cuffia dei rotatori.

Inizialmente il trattamento è conservativo: un ciclo di inflitrazioni alla spalla e riabilitazione spesso è sufficiente, ma bisogna escludere altre causa di dolore alla spalla, come una piccola lesione della cuffia dei rotatori (traumatica o degenerativa), già presente e non ancora sintomatica. Se il paziente non risponde alla cura conservativa, si può dare indicazione alla cura chirurgica, che consiste nell’acromioplastica artroscopica (o, nel caso del sottoscapolare, nella plastica coracoidea artroscopica), creando maggior spazio per la testa dell’omero sotto la cosiddetta volta acromion-coracoidea e consentendo di nuovo l’elevazione del braccio senza dolore.

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Cos’è la spalla congelata (capsulite adesiva; frozen shoulder)?

È una condizione infiammatoria del tessuto capsulare che tende alla risoluzione spontanea, e che dà luogo a una sindrome caratterizzata da comparsa di dolore alla spalla e progressiva rigidità; normalmente, l’inizio è lento con comparsa dei sintomi senza un trauma precedente. I tentativi di mobilizzare la spalla in qualsiasi direzione, sia attivi sia passivi, evocano dolore acuto per via della riduzione del volume capsulare che sostiene la rigidità. Normalmente questa condizione si manifesta in individui tra i 40 e i 60 anni, spesso diabetici o con problemi tiroidei. Classicamente, si descrivono 3 fasi successive: all’inizio, prevalente dolore alla spalla con iniziale rigidità; in seguito, prevalente rigidità con riduzione del dolore; quindi progressiva ripresa funzionale con guarigione completa e scomparsa dei sintomi. Benché sia una patologia che tende lentamente alla risoluzione spontanea la spalla congelata è molto inabilitante, potendo durare fino a 24-36 mesi, nonostante il paziente controlli il dolore sottoponendosi alle più svariate terapie conservative.

La diagnosi clinica deve escludere altre patologie con simili manifestazioni e deve essere sostenuta dalla esecuzione del normale protocollo radiologico per la spalla e di una risonanza magnetica che, se eseguita con liquido di contrasto, può fare apprezzare la presenza di volume articolare ridotto, segno indiretto della capsulite adesiva.

Nei veri casi di spalla congelata il trattamento è conservativo, come già detto. Iniezioni di antinfiammatori steroidei possono essere di aiuto per controllare il dolore nella prima fase della malattia. In rari casi, ribelli alle terapie riabilitative, si può procedere a un trattamento in artroscopia della spalla, che prevede l’allargamento dell’intervallo dei rotatori e la sezione, a volte pressoché circonferenziale, della capsula con strumentario a radiofrequenza, ma i risultati di questo intervento sono incostanti e spesso temporanei, e pertanto, dal momento che la guarigione spontanea è la norma, l’adozione di tale gesto chirurgico è estremamente limitata.

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Cos’è la lesione della cuffia dei rotatori?

La lesione della cuffia dei rotatori è una lesione della continuità di uno o più dei quattro tendini della cuffia dei rotatori e può essere degenerativa (frequentemente correlata con un’età superiore ai quarant’anni) o derivante da un trauma. Il tendine più facilmente coinvolto è il sovraspinato e i sintomi che il paziente avverte variano dal dolore severo con maggiore o minore limitazione funzionale antalgica sino a sintomi scarsi o quasi nulli. Queste lesioni tendinee si possono presentare come una avulsione del tendine sovraspinato dal suo attacco osseo (lesioni prevalentemente degenerative) o come rottura intratendinea (traumatiche): comunque sia, non guariscono spontaneamente.

Dopo una fase iniziale durante la quale la terapia medica, la fisioterapia e le infiltrazioni di steroidi possono alleviare i sintomi, una volta accertata e documentata la lesione (previa esecuzione di protocollo radiografico e risonanza magnetica), il paziente deve sapere che l’evoluzione naturale di queste lesioni è il loro ingrandimento progressivo fino al punto di coinvolgere anche gli altri tendini della cuffia. Recenti studi hanno dimostrato che le lesioni non trattate della cuffia dei rotatori portano a una progressione della lesione sino alla loro irreparabilità con conseguente comparsa di mutamenti artrosici degenerativi dell’articolazione nel giro di quattro anni.

Sia in Europa sia negli Stati Uniti vi è generale consenso nel riparare la cuffia dei rotatori utilizzando le tecniche meno invasive possibili, e pertanto non utilizzo le tecniche aperte e ‘mini-open’ bensì la artroscopia, che mi consente oltre alla riparazione della lesione della cuffia dei rotatori anche il trattamento nella stessa seduta operatoria di tutte le eventuali possibili patologie associate utilizzando le stesse piccole incisioni e con riduzione significativa di complicanze postoperatorie.

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Cos’è l’instabilità del tendine del capolungo del bicipite?

L’instabilità del tendine bicipitale è una condizione in cui i mezzi di stabilizzazione del capo lungo del bicipite, rappresentati dai legamenti che lo tengono in sospensione del solco bicipitale, presentano una o più lesioni normalmente traumatiche. Questa instabilità si presenta di solito con un schiocco doloroso e una dolorabilità palpatoria in sede anteriore della spalla, ed è presente nel 49% dei pazienti con una lesione della cuffia di rotatori, così come costituisce la causa più comune di ‘clic’ della spalla.

Il trattamento in artroscopia prevede la tenodesi bicipitale nel solco o la tenotomia bicipitale all’inserzione articolare del tendine, e viene effettuato qualora necessario anche durante il trattamento delle patologie associate.

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Cos’è la artrosi gleno-omerale secondaria, o ‘eccentrica’ (Cuff Tear Arthropathy)?

Questa particolare forma di artrosi è legata all’assenza funzionale della cuffia dei rotatori: in soggetti con lesioni della cuffia dei rotatori irreparabili, la comparsa o acutizzazione di dolore e l’improvvisa incapacità totale di movimento della spalla (cosiddetta pseudo paralisi della spalla) è espressione del cedimento improvviso delle ultime fibre della cuffia che ancora erano presenti e in funzione (normalmente la porzione inferiore del sottoscapolare e del sottospinoso-piccolo rotondo), con conseguente immediata prevalenza completa dell’azione esercitata dal muscolo deltoide sul braccio, ciò che causa la risalita della testa dell’omero verso l’alto e lo pone in conflitto meccanico con la superficie inferiore dell’acromion. Questo conflitto meccanico determina la progressiva deformità dei due capi ossei in frizione reciproca tra loro.

Il trattamento è esclusivamente chirurgico, e si attua mediante l’impianto della cosiddetta protesi inversa di spalla, una soluzione che medializza il centro di rotazione dell’articolazione riuscendo così a utilizzare come motore della spalla il muscolo deltoide, che con i suoi fasci laterali provvede così all’abduzione della spalla e con i fasci anteriori e posteriori rispettivamente alla elevazione e alla rotazione esterna e alla retroposizione e alla rotazione esterna della spalla.

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Cos’è la lussazione della spalla?

La lussazione della spalla è una improvvisa e dolorosa perdita di relazione articolare tra la testa dell’omero, che fuoriesce dalla sua sede, e la superficie articolare della scapola (glenoide) che la accoglie, a causa di un trauma. L’articolazione gleno-omerale può essere rappresentata come il rapporto tra una superficie emisferica (la testa dell’omero) con un quarto di sfera (la cavità glenoidea), e come è intuibile è un’articolazione estremamente mobile ma instabile, resa più congruente dalla capsula e dai legamenti articolari che la rafforzano (il cosiddetto complesso capsulo labiale); quando a causa di un trauma il cercine si rompe la stabilità del sistema viene compromessa e si crea una via di fuga per la testa dell’omero. Una volta ridotta la lussazione con manovre ortopediche, nella spalla resta una lesione anatomica che causa l’instabilità post-traumatica della spalla (e ne sostiene la lussazione recidivante).

Perciò, se dopo il trattamento immediato di una lussazione di spalla mediante riduzione incruenta con manovre ortopediche, e dopo una immobilizzazione di circa quattro settimane con tutore di Itoi (in extra rotazione di circa 10°) e un successivo congruo periodo di terapia riabilitativa, la spalla è ancora avvertita instabile dal paziente, dopo conferma clinica si procede alla documentazione della lesione del cercine (con esecuzione di protocollo radiologico e di artro-rmn) e si procede al trattamento in artroscopia.

Tale trattamento consiste nella cruentazione, riduzione e stabilizzazione della lesione con ancore riassorbibili, e viene eseguito mediante piccole incisioni cutanee e con l’utilizzo di cannule monouso. Dopo l’intervento il paziente indosserà e utilizzerà per circa un mese un tutore per spalla ortopedico in lieve abduzione che gli consente la mobilizzazione del gomito e del polso senza sollecitare la spalla; il successivo trattamento di riabilitazione funzionale consentirà il recupero dell’articolazione e del gesto atletico nel caso di sportivi.

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Quali sono le conseguenze a lungo termine di una instabilità di spalla non trattata?

I pazienti che hanno avuto più volte una lussazione di spalla (10-15 episodi) non trattata in artroscopia o recidivata presentano facilmente e in modo progressivo:

  • cercine debole o assente
  • legamenti capsulari allungati
  • deformità della glenoide e della testa omerale
  • sviluppano precocemente artrosi della spalla

Finché le lesioni articolari sono modeste, l’opzione artroscopica è percorribile e i limiti in tal senso sono rappresentati dal giudizio e dall’esperienza dello specialista ortopedico (riparazione artroscopica). Quando, però, in un soggetto giovane lesioni articolari già di una certa importanza sconsigliano il trattamento in artroscopia (lesioni da documentare mediante l’esecuzione di protocollo radiologico, risonanza magnetica e tac 3D della spalla), il transfer del processo coracoideo (intervento secondo Latarjet) risolve il problema, agendo come rinforzo osseo della glenoide e come bretella di sicurezza tendinea che si oppone alla lussazione della spalla (attraverso l’azione dinamica del tendine congiunto coracoideo e segnatamente del capo breve del bicipite brachiale e del brachio-radiale).

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Quali sono le più comuni patologie della articolazione acromionclaveare?

Le più comuni patologie dell’acromionclaveare sono la lussazione, la frattura para articolare distale della clavicola e l’artrosi acromionclaveare.

La lussazione è una dislocazione traumatica della clavicola e dell’acromion, e può essere più o meno grave a seconda del coinvolgimento della capsula articolare compreso il suo piccolo menisco, e dei legamenti conoide e trapezoide che uniscono la clavicola alla coracoide.

Quando la dislocazione è solo parziale può essere trattata con il riposo funzionale utilizzando un tutore specifico per acromionclaveare (tutore di Dennis) per circa un mese con successiva riabilitazione funzionale. Se la dislocazione è più grave è indicato il trattamento di stabilizzazione in artroscopia (tecnica dogbone) o, in casi cronici, il trattamento con impianto di un legamento artificiale che incravatta la coracoide e viene fissato opportunamente sulla clavicola, stabilizzando l’articolazione acromionclaveare che va mantenuta in riposo funzionale in tutore in lieve abduzione (per un mese con la tecnica dogbone, per 15 giorni nel caso di legamento artificiale).

Analogamente, la frattura della clavicola (dell’estremo distale della clavicola) può essere trattata in artroscopia mediante stabilizzazione indiretta analoga a quella utilizzata nella lussazione acromionclaveare (in questo caso, tecnica tight-rope), senza alcun bisogno di intervenire direttamente sul frammento distale della clavicola, sul quale viene trascinato nel da riduzione il frammento prossimale. Dopo l’intervento, è raccomandato riposo funzionale in tutore in lieve abduzione per un mese.

L’artrosi acromionclaveare, documentata con radiografie e risonanza magnetica, può essere trattata quando elettivamente sintomatica mediante trattamento in artroscopia con portali specifici artroscopici, utilizzando una fresa artroscopica di piccolo diametro che accorcia di circa mezzo centimetro le estremità distale della clavicola senza danneggiare i legamenti conoide e trapezoide. Dopo l’intervento, è raccomandato riposo funzionale in tutore in lieve abduzione per 15 giorni.

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Cos’è l’omartrosi, o artrosi concentrica della spalla?

L’artrosi della spalla è una patologia caratterizzata dalla perdita progressiva della cartilagine articolare e alla formazione di osteofiti, ovverosia arborescenze ossee che si diramano dalle superfici articolari. La funzione della cartilagine articolare è di consentire movimento articolare fluido e senza dolore, pertanto la sua scomparsa progressiva che caratterizza il processo di degenerazione artrosica dell’articolazione porta l’insorgenza dei sintomi che sono il dolore e la rigidità articolare. L’artrosi della spalla, o omoartrosi, è tipica degli esiti traumatici di fratture della testa omerale, degli esiti cronici di multiple lussazioni di spalla e delle persone impiegate in lavori manuali pesanti, nonché in sportivi ad alto livello, specialmente di sport violenti o di contatto.

Negli stadi iniziali della deformità tipica dell’artrosi la terapia medica con antidolorificiantinfiammatori e la fisioterapia, unitamente all’iniezione di steroidi, possono dare beneficio al paziente; ma negli stadi avanzati del omartrosi, la protesi totale di spalla (oppure, degli individui più giovani sportivi, la protesi parziale di spalla) è il trattamento di scelta, e consiste nella resezione delle superfici articolate e degli osteofiti, nella accurata dissezione della capsula sia in sede posteriore inferiore sia in sede anteriore inferiore sia in sede superiore, rispettando quanto più possibile la cuffia dei rotatori se ancora in buono stato.

Nel caso però in cui la cuffia di rotatori, nonostante una prevalente concentricità dell’artrosi, non dia garanzia sufficiente di funzionalità, l’opzione della protesi inversa rappresenta, spesso nonostante l’età del paziente, l’unica via seria duratura realmente percorribile a tutt’oggi.

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Cos’è la sindrome da intrappolamento del nervo soprascapolare?

Questa sindrome consiste nel dolore alla spalla, prevalentemente in sede posteriore, associato a discinesia scapolare e a netto ipotonotrofismo della fossa sopra e sottospinosa per sofferenza neurologica dei muscoli sovraspinato e sottospinato: il nervo soprascapolare che innerva entrambe i due muscoli succitati, laddove entra nella fossa sopra scapolare o dove ne esce, può essere compresso dall’ispessimento o dalla calcificazione del legamento scapolare trasverso. In alternativa, cisti artrogene spesso in partenza dalla parte posteriore del cercine articolare scapolo omerale possono ingrandirsi con meccanismo a valvola ed estendersi fino alla zona in cui decorre il nervo soprascapolare.

Per formulare una diagnosi di sofferenza da intrappolamento del nervo soprascapolare, una elettromiografia potrà documentare l’eventuale presenza di anomalie di conduzione elettrica del nervo così come il protocollo radiologico della spalla, sempre necessario, unitamente alla risonanza magnetica accerteranno l’eventuale presenza di cisti para articolari.

Quando la diagnosi è accertata, e l’utilizzo di terapia infiltrativa locale con cortisonico non ha dato esito positivo, la decompressione del nervo può essere effettuata mediante la sezione in artroscopia del legamento scapolare trasverso o, nel caso della presenza di cisti, con la cruentazione-aspirazione della cisti e la riparazione lesione posteriore del cercine.

Successivamente, un periodo di due settimane di riposo in tutore in lieve abduzione precederà la riabilitazione funzionale.

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Cosa sono le infiltrazioni di steroidi?

Le infiltrazioni della spalla vengono eseguite utilizzando i farmaci steroidei, un gruppo di farmaci derivati dal cortisone che hanno un effetto analgesico (antidolorifico) e antinfiammatorio (anti gonfiore). Il loro uso è indicato quando l’azione degli antinfiammatori non steroidei somministrati per via orale non allevia il dolore. L’abuso degli antinfiammatori steroidei, però, può nel tempo indebolire i tendini: come in tutte le cose, contano l’esperienza e la cautela (“est modus in rebus”).

Cosa posso aspettarmi dall’intervento chirurgico?

L’intervento chirurgico verrà eseguito in regime di day o week hospital a seconda della patologia (vuole semplicemente dire che dormirai in ospedale una o al massimo due-tre-quattro notti: per la patologia artroscopica sempre solo una notte). Prima di essere trasferito in sala operatoria ti saranno somministrati degli antibiotici a largo spettro per ridurre i rischi di infezioni operatorie. Un catetere per l’infusione di antidolorifico sarà applicato per facilitare il controllo del dolore dopo l’intervento chirurgico. La chirurgia della spalla può essere eseguita in anestesia generale (prevalentemente la chirurgia traumatologica e la chirurgia protesica) o in anestesia regionale di plesso (la chirurgia artroscopica) dopo un colloquio con l’anestesista. A seconda del problema da risolvere, può essere necessario l’impianto di protesi o di materiale bioriassorbibile (ancore riassorbibili) per realizzare la soluzione chirurgica del tuo problema.

Cosa posso aspettarmi dopo l’intervento chirurgico?

Dopo l’artroscopia di spalla, durante le prime 24 ore la spalla operata sarà significativamente più gonfia della controlaterale, ma già dopo le prime cinque-sei ore il gonfiore si ridurrà rapidamente: è dovuto normalmente all’utilizzo, durante intervento, di una pompa che mantiene la pressione intrarticolare stabile per controllare eventuali sanguinamenti e mantenere uno spazio articolare recente e una visione sul video ottimale che consentono al chirurgo di condurre l’intervento nel migliore dei modi. Il liquido di infusione articolare in parte minore fuoriesce dai piccoli tramiti artroscopici, e in parte maggiore viene assorbito e trainato dai reni.

Come già accennato sopra, a seconda dell’intervento chirurgico al quale verrai sottoposto dovrai utilizzare un tutore alla spalla in lieve abduzione per un periodo dalle due alle cinque settimane. La rimozione dei punti di sutura dei tramiti artroscopici, così come la rimozione dei punti di sutura dalle ferite chirurgiche nel caso di protesi o di impianto di legamenti artificiali, viene effettuata tra i 10 e i 14 giorni dopo l’intervento. Ti verrà consegnato un protocollo post chirurgico il protocollo riabilitativo che dovrai consegnare al tuo fisioterapista di fiducia.

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